Absentia 3 stagione: la recensione

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Dare un voto alla terza stagione di Absentia deve per forza partire dalla famosa massima “tutto è relativo”, relativo a cosa? Alle aspettative con cui vi approcciate alla serie, se siete giunti fino a qui, se avete visto le prime due stagioni sapete che devono essere moderate, Absentia è una serie per chi ama la Katic e la divina Stana anche stavolta non delude.

Se già alla seconda stagione il giudizio era: questa serie era partita col piede giusto ma alla fine si è risolta in un action thriller di grana grossa confezionato sulla sua protagonista , la terza non poteva essere migliore, anzi si poteva temere un tracollo (magari anche la Katic si stanca e si chiede “che diavolo sto facendo?”) che non c’è stato.

La lunga premessa in un certo senso ha riassunto la mia recensione della 3 stagione di Absentia: promossa la Katic, non male le scene action, ma i twist, i colpi di scena, la suspense etc. lasciamoli perdere per carità di patria. Io non sono nemmeno un fan di Castle, quindi non dovrei essere un fan boy della Katic, però ha ragione chi la definisce divina, è magnifica, è magnetica, è brava. In questa stagione gli autori hanno spinto l’acceleratore sulla parte action rendendola sempre più badass, una “spaccaculi” per nerd profondamente eccitante e divertente da guardare con il bonus che sapendo recitare può reggere qualsiasi tipo di scena più complessa e introspettiva.

absentia 3 castTutti gli altri membri della famiglia Byrne-Durand ad eccezione di Jack sono solo dei fantasmi che le girano intorno. OK forse questo giudizio è un po’ troppo severo verso Paul Freeman (il padre), certamente non lo è verso Patrick Heusinger (l’ex marito) sempre più stupido l’agente Durand anche se poi gli fanno fare il duro che si era quasi salvato da solo, stride sempre di più rispetto all’idiozia di uno che si fa venire a casa sua dove ha pure un figlio, una informatrice su una impresa criminale transnazionale potentissima e spietatissima. Il figlio di Emily sarebbe un personaggio interessante se fosse interpretato da uno con l’espressione meno ebete e fissa di Patrick McAuley. Non è quindi un caso se il rapporto tra Emily e il fratello lo trovo il più bello nelle dinamiche familiari della famiglia Byrne/Durand. Molto meglio gli altri attori del cast, senza strafare ma fanno certamente il loro Christopher Colquhon (Crown) e Natasha Little (Gunnarsen), ma è Matthew Le Nevez l’altra nota positivissima, non solo per l’ottima chimica con la Katic, la coppia Emily/Cal funziona alla grande, ma anche nelle scene in solitaria.

Cal ed emily Absentia 3

 

Sulle scene d’azione come dicevo il giudizio è pienamente positivo, vedere Stana arrampicarsi su certi omaccioni e portarli a terra con una capriola è spettacolare, ma anche la lotta sul treno con lei e Cal contro 4 o 5 brutti ceffi è sicuramente buona action tv (si fa per dire visto che è una serie di un servizio di streaming).
Veniamo ai limiti della serie, Absentia non è solo un action, vuole essere un thriller pieno di suspense e colpi di scena, in realtà da tre anni si ripete lo stesso trito e ritrito canovaccio: le talpe all’FBI , i rapimenti nella famiglia Byrne/Durnad (devono detenere il record mondiale di rapimenti subiti), i ferimenti, su quest’ultimo ci scherzano pure su: “era il mio turno di farmi sparare” dice Jack.

In particolare durante la stagione 3 i momenti che dovevano essere da saltare sulla sedia sono stati invece tutti ampiamente prevedibili e previsti: sapevamo che nonno e nipote sarebbero stati trovati, sapevamo che Flynn avrebbe preso l’arco, sapevamo che Cal avrebbe chiuso i conti col suo passato.
Solo due cose mi hanno davvero colpito: la morte di Kai benché ampiamente prevista mi è dispiaciuta, la morte della giovane agente invece è stata (da me) imprevista e crudele, avevano già ammazzato una giovane innocente non mi aspettavo il bis.

Sul lato cattivi abbastanza bene Dawkins anche se è un personaggio stereotipato già visto, muore in maniera un po’ stupida in realtà, vista la fama che lo accompagna morire così per mano di quel personaggio, beh non gli rendono un bel servizio, quindi nell’economia della stagione è un personaggio usato in maniera strumentale, ma niente da dire sulla prova dell’ottimo Geoff Bell. Inoltre mi è piaciuta la scena in cui Dawkins dice ad Emily che loro sono simili, lei è pronta a ribattere probabilmente dicendo che lui è un killer sociopatico e lei no, ma non fa in tempo e quando lui spiega il concetto che la somiglianza è che entrambi sono lupi destinati a non integrarsi nel gregge che li teme ed esclude lei non ha nulla da ribattere e la scena finale della stagione secondo me conferma l’analisi di Dawkins su chi sia realmente Emily.

In conclusione come dicevo: se aspettavate la terza stagione di Absentia per Stana non rimarrete delusi da lei, se invece state valutando se iniziare la serie sappiate che i primi episodi della prima stagione promettono più di quello che la serie si è poi rivelata, se guardate i primi episodi della prima stagione e nemmeno quelli vi convincono allora lasciate perdere che non sarà questa terza stagione ad innalzarne il valore.

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Autore - info di contatto: roberto.fringie69@gmail.com

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