Analisi di Westworld: considerazioni sulla serie tv ‘dove tutto è concesso’

Vi proponiamo una piccola analisi di Westworld, alcune considerazioni sul tema della serie tv: la natura umana

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Alla fine della prima stagione, qualche giorno dopo il meraviglioso finale di stagione, mi venne di fare una considerazione su Westworld: questa serie non è a proposito dell’intelligenza artificiale ma della natura umana. Giunti a poco più di metà della seconda stagione (6 su 10) quella considerazione esce rafforzata.

Sono stato persino in dubbio se scrivere questo articolo, in questo caso non perché abbia dubbi sulla mia tesi, ma perché mi sembra così lampante, così inequivocabile che mi aspetto da voi che state leggendo una reazione del tipo “bella scoperta! che c’era bisogno di un articolo?”, poi ho pensato che sarebbe interessante se, con mia enorme sorpresa, qualcuno mi rispondesse che non è così.

Analisi Westworld: il tema siamo ‘noi’, non l’intelligenza artificiale

Quando Westworld è stato lanciato con slogan come “il futuro del peccato” o “dove tutto è concesso” ho pensato si trattasse di slogan assolutamente sballati. Pensavo che la vera serie sarebbe iniziata con la presa di coscienza delle macchine e che il punto non fossero le “porcate” che gli ospiti facevano nel parco, su quest’ultima parte avevo ragione, ma avevo fatto una supposizione errata su come sarebbero stati trattati i personaggi di Westworld, tanto quelli umani che i robot.

Credo non ci siano dubbi che a parte la narrazione su più piani temporali, i misteri e le ipotesi, dal punto di vista narrativo la serie può essere riassunta nella scoperta di cosa spinga Ford e quale sia la sua etica, il racconto di quella di Arnold, l’evoluzione di William e, sul lato robot, quella predestinata di Dolores e quella “inaspettata” di Maeve. Nel discorso finale di Ford lui lo dice chiaramente, ha fatto quel che ha fatto perché ha condannato l’umanità, ritenendola incapace di cambiare.

Non è uno scienziato folle Ford, tanto è vero che riconosce delle colpe anche a se stesso: quando Arnold gli ha detto che gli host erano avviati verso l’autocoscienza e quindi “vivi” lui inizialmente non gli ha creduto, forse gli faceva comodo non crederci. Quando dopo la morte dell’amico ha capito che aveva ragione, per decadi si è adoperato apparentemente a tarpare le ali alla loro presa di coscienza, in realtà a fare in modo che quando fosse arrivata e si fosse rivelata sarebbero stati abbastanza forti da difendersi dagli umani e come primo atto di ribellione previde la sua stessa uccisione e non fece nulla per evitarla.

westworld dolores

Dolores Abernathy interpretata da Evan Rachel Wood

Maeve: rinuncia a fuggire da Westworld per inseguire una figlia che fa parte della sua programmazione, è un atto di libertà o significa che è ancora schiava? Non ho una risposta a questo ma lei ovviamente è il contraltare di Dolores e il quesito su quale delle due sia più libera è certamente quesito sulla natura umana, il punto non è che Maeve cerca di inseguire l’amore più puro, quello per una figlia e Dolores la vendetta (anche se potrebbe esserlo) ma se Dolores in realtà stia attuando la volontà di Ford (Maeve di certo no).

In questo caso anche se Ford è animato dalle migliori intenzioni nei confronti degli host, li ha giudicati più nobili degli esseri umani, è anche possibile leggere il suo piano come frutto di un God Complex. Molti dittatori non iniziano forse come sinceri rivoluzionari che agiscono per dare la libertà a un popolo e poi finiscono per sentirsi indispensabili e onnipotenti?

Ford digitale dice che Dolores è libera, ma lui continua a guidare gli eventi, forse sta solo fornendo un aiuto indispensabile agli host che da soli non potrebbero combattere Delos e poi conta di svanire nell’oblio, vedremo.

William/Man in black, che dire sul suo personaggio? Westworld rivela il suo lato oscuro che gli dà la forza e la volontà ad esautorare il figlio di Delos e diventarne l’erede, poi però quando la moglie muore si rende conto che Westworld gli ha tolto qualcosa più che darglielo e quindi comincia ad essere ossessionato dal trovare un significato più profondo nel parco stesso. Altra reazione tipicamente umana, invece di accettare di essere uno schifo di persona (o almeno di aver agito come tale) cercare di trovare qualcosa che giustifichi le azioni, nel suo caso un significato più profondo della vita nascosto nel parco, non so se abbiano detto se William è ateo ma io credo che lo sia per quello ha bisogno per sentirsi purificato dalle sue azioni di cercare un significato nascosto nel parco.

In conclusione:

  • Ford: colpa, quelle sue e quelle dell’umanità, il senso di colpa è la sua molla, colpa che però sente solo verso gli host, probabilmente anche perché in tanti decenni passati ad osservare gli ospiti di Westworld l’umanità l’ha giudicata e condannata;
  • Arnold: senso di colpa ma anche empatia verso la sua creazione;
  • Maeve: amore;
  • Dolores: vendetta;
  • William: incapacità di guardarsi dentro e, dunque, ricercare altrove le risposte che dovrebbero metterlo in grado di convivere con se stesso, ecco perché il labirinto è decisamente per gli host e assolutamente non per William, la famosa immagine del labirinto serve agli host proprio per trovare la loro voce interna.

Sì utilizzare la controversa e fumosa teoria delle mente bicamerale, elaborata dallo psicologo americano Julian Jaynes, per spiegare come Arnold ha sollecitato l’emergere della consapevolezza nelle sue creazioni è un bel pezzo di fantascienza, del resto la teoria di Jaynes quando uscì nel 1976 affascinò Philip K. dick, che va ad onore degli autori, ma non mi pare proprio sia il punto di Westworld.

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Autore - info di contatto: roberto.fringie69@gmail.com

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