Doom Patrol la serie DC da guardare se non amate DC

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Prima che qualche appassionato della DC comics mi assalga, non conosco la DC comics se non superficialmente, mi rifaccio quindi alla vulgata che distingue i granitici supereroi tipo Superman dai cosiddetti supereroi con superproblemi della Marvel. Ecco se come me uno dei motivi che vi fa preferire Marvel è che vi sentite più attratti da questo “stile” sappiate che Doom Patrol non è ciò che vi aspettereste, anzi racconta di un gruppo di freak, di veri sfigati con superpoteri, eppure non è una serie triste, anzi si sorride ben più spesso di quanto si pianga.

Lo ammetto il primo impatto col finale di stagione mi ha lasciato un attimo perplesso, il fatto è che avevo abboccato all’amo quando mr. Nobody a due episodi dalla fine aveva annunciato che “finalmente” avremmo visto uno show di supereroi con la squadra di eroi contro il grande cattivo, invece nel finale gli autori (l’ideatore è Jeremy Carver a cui si aggiungono Arnold Drake e Bob Haney) ci spiazzano rivelando l’invincibile mr. Nobody come uno sfigato e trasformando la battaglia finale in un ridicolo scontro contro uno scarafaggio gigante e un topo gigante (in realtà sono i nostri eroi che sono rimpiccioliti), ma riesaminandolo a freddo ho concluso che hanno avuto ragione loro.

Se il vostro modello è Endgame potete passare oltre, di epicità in questa serie non ce n’è, come giustamente mr. Nobody rivendica è uno show character driven, cioè basato sui personaggi più che sulle vicende, 13 dei 15 episodi servono a spiegarci chi erano e cosa stanno diventando Crazy Jane (Diane Guerrero), Rita “elastigirl” Farr (April Bowlby), Vic “Cyborg” Stone (Joivan Wade), Larry “uomo negativo” Trainor (Matt Bomer), Cliff “uomo robot” Steele (Brendan Fraser), e il Capo Niles Coulder (Timothy Dalton).
Jeremy Carver
Anche se ho le mie preferenze, come è naturale che sia, non c’è una sola di queste storie che abbia trovato insulsa o noiosa.

Niles Coulder pur essendo un personaggio molto discutibile moralmente l’ho amato nel racconto della sua permanenza tra i ghiacci con la donna primitiva e devo dire che dopo averlo amato in Penny Dreadful Timothy Dalton conferma di essere invecchiato come un grande vino.
Crazy Jane pur essendo il tema personalità multiple abusato da sempre e specie negli ultimi anni in tv, mi vengono in mente mr. Robot e Legion a voi verranno in mente altri esempi, l’ho amata per almeno tre buoni motivi: perché la varietà delle sue tantissime personalità è divertente, perché la Guerrero è sexy da morire (sì è una buona ragione) e perché quando c’è una bambina da difendere non puoi che dire a Jane “hai ragione, la bambina va difesa a tutti i costi” anche se in realtà in questo caso la bambina non è proprio reale è solo la personalità originaria che in un certo senso si è difesa dagli abusi subiti nascondendosi nella propria mente e non crescendo mai.

Brendan Fraser è talmente divertente tenero e tontolone nei panni dell’uomo robot che non puoi non amarlo, un uomo che aveva fatto male alla sua famiglia non per cattiveria, ma essenzialmente per immaturità che lo portava ad essere egoista ed egocentrico, ma se ne rende conto, tanto da decidere che se potesse tornare indietro e riavere corpo e vita non lo vorrebbe fare perché tornerebbe ad essere la stessa persona.
Questi sono i miei personaggi preferiti, ma anche l’affascinante Rita Farr ha il suo perché, anche lei affronta un percorso di maturazione umana commovente.
Dell’uomo negativo più che il racconto di come Larry non riuscisse ad accettare la sua omosessualità (a quei tempi non era certo facile) mi ha colpito il rapporto con l’entità che vive in lui, forse scontata ma la scena in cui lui libera l’entità e questa decide di rimanere legata con lui per non farlo morire l’ho apprezzata lo stesso.
Sulle interpretazioni direi che nessuno ha deluso ma spiccano la classe di Dalton a cui ho accennato, il talento di Alan Tudyk (che bello ritrovarlo dopo averlo amato in Firefly) nei panni di mr. Nobody e proprio Fraser, che pur indossando una maschera inespressiva riesce ad esprimere le emozioni semplicemente inclinando il capo o le spalle in un certo modo e con la voce.

In altre parole io ho adorato Doom Patrol in tutto e per tutto e ho pensato di fare un buon servizio spiegando che tipo di show è in modo che chi cerca scontri epici sappia che può cercare altrove e chi invece potrebbe amare questa banda di adorabili sfigati non se la perda.
Infine se tutto questo non vi basta che ne direste di una strada senziente genderqueer che accoglie diversi di ogni tipo e salta da un punto all’altro del mondo?

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Autore - info di contatto: roberto.fringie69@gmail.com

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