Good Omens: una miniserie deliziosa

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

Se qualcuno mi chiedesse che ne pensi di Good Omens? Mi spunterebbe un sorriso sincero di quelli che illuminano il volto e risponderei: deliziosa! Ecco parlando della miniserie composta da sei episodi sceneggiata per Amazon Prime Video da Neil Gaiman, basandosi sul libro intitolato “Good Omens: The Nice and Accurate Prophecies of Agnes Nutter, Witch”, firmato dallo stesso Gaiman insieme al compianto romanziere Terry Pratchett, non posso che iniziare così.

serie tv amazonNon la inserirò nel novero delle mie serie preferite di sempre, anche perché io preferisco i drama alle commedie, però è una commedia praticamente perfetta, ti lascia con uno di quei finali lieti che sanno un po’ di commedie della vecchia Hollywood di quelle che volevano convincerti (o almeno illuderti per un paio d’ore) che la vita sia meravigliosa. Per fare ciò la produzione è partita da un materiale di assoluto valore e ci ha aggiunto un cast di attori davvero importante: se gli straordinari e perfetti nei rispettivi ruoli, Sheen e Tennant (rispettivamente Aziraphale e Crowley, l’angelo e il demone) sono i mattatori assoluti dello show e da un certo punto di visto potremmo definirla una commedia a uso e consumo del loro talento, d’altro canto Frances McDormand nel ruolo di Dio (presente essenzialmente come voce narrante), John Hamm in quello di Gabriel (stupido ed irritante come pochi ma assolutamente divertente), Ned Dennehy nel ruolo del duca dell’inferno Lord Ashtur meritano tutti una citazione e non sarebbero i soli.

La serie utilizza alcuni topos tradizionali tra i più classici: vedendo la strana coppia di amici Aziraphale e Crowley chi non ha pensato appunto a “La strana coppia” ? Nel film con Matthau e Lemmon tratto dalla commedia di Neil Simon in realtà l’incompatibilità caratteriale tra i due protagonisti (che pure si vogliono bene e sono legati da una profonda amicizia) è il tema centrale, in Good omens niente di tutto questo, la presunta incompatibilità è solamente supposta e l’unico ostacolo vero all’amicizia tra Aziraphale e Crowley è appartenere a due fazioni diverse che sono ansiose di scontrarsi in una guerra, anzi nella guerra che finirà tutte le guerre e la storia del mondo, quella profetizzata nell’Apocalisse di San Giovanni.

Se il tema “strana coppia di amici” è un tema molto molto vecchio, più recente (diciamo anni ’80?) è quello della banda di ragazzini, in Good omens abbiamo anche quello con Adam (il bambino destinato ad essere l’Anticristo che però non ne ha alcuna intenzione) e i suoi amici, l’iniziale soccombere di Adam al male non spezza però l’amicizia che alla fine trionfa, come dire che non c’è un’amicizia più profonda di quella che si può stabilire a quell’età (se non erro era in Stand by me che si affermava una cosa del genere?).
Poi che altro abbiamo? Ah naturalmente l’amore, quello che scoppia tra la giovane strega (interpretata dalla stupenda Adria Arjona) e l’impacciato Newton (Jack Whitehall) ma anche quello maturo di Madame Tracy (una bravissima Miranda Richardson) per il vecchio buffo cacciatore di streghe Shadwell (interpretato da un Michael McKean che manco a a dirlo è bravissimo pure lui) le due coppie sono molto diverse ma hanno in comune che entrambe sembrano molto improbabili e alla fine entrambe vogliono lanciare il messaggio che ognuno ha un qualcuno che è giusto per lui al mondo e che l’amore trionfa.

Good-Omens serie tv 2019Tornando alla coppia di protagonisti gli ancheggiamenti (deliziosi) di Tennant e i modi di Sheen rendono i due altamente shippabili, furbo fan service? Forse, ma non è una svolta giunta da niente su personaggi di una lunga serie, i personaggi nascono così, non è che costruire una serie utilizzando una serie di luoghi comuni che si sanno essere amatissimi dal pubblico, sia sbagliato a prescindere, dipende da come lo si fa.
Francamente se devo pensare a un “difetto” della serie è che i “Loro” (il gruppo di ragazzini composto da Adam e dagli amici Pepper, Wensleydale e Brian) avrei amato vederli di più e che Lord Hastur avrebbe meritato più scene (e forse non solo loro), ma d’altro canto sottrarre spazio alla coppia principale non se ne parla, troppo irresistibili Crowley e Aziraphale, quindi l’alternativa sarebbe stata avere qualche episodio in più? Ma siamo sicuri che la serie se ne sarebbe giovata? Che non sarebbero arrivati dei momenti di stanca? Il rischio c’è e allora devo concludere che forse davvero Good Omens è perfetto così com’è, ecco perché la decisione di Gaiman di chiudere la porta a qualsiasi possibilità di una seconda stagione non mi dispiace, oltre al fatto che la motivazione addotta da Gaiman, rispetto per la memoria e i desideri di Pratchett mi pare talmente alta e giusta che “tirarlo per la giacchetta” mi parrebbe una cosa di un cattivo gusto (per non dire squallore) da far accapponare la pelle.

Pensandoci bene forse un difetto vero la serie ce l’ha, ma prendetelo con le molle perché io non ho letto il libro. Credo che nel libro i quattro cavalieri dell’Apocalisse siano più significativi, di quelli nella serie non ho nulla di particolarmente negativo da dire, ma nemmeno di positivo, li ho trovati abbastanza marginali e non mi hanno lasciato nulla, infatti mi sono reso conto solo dopo aver finito di non averli nominati, ma per me non inficia nulla nel giudizio sulla serie, proprio perché non conosco il libro, se nel libro sono personaggi che lasciano il segno possiamo criticarla come trasposizione ma la serie presa a se stante funziona benissimo così.

Share.

About Author

Autore - info di contatto: roberto.fringie69@gmail.com

Leave A Reply