Star Trek: Picard, impressioni dopo i primi tre episodi

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Ho aspettato tre episodi per esprimermi su Star Trek: Picard, ora posso sbilanciarmi nel dire che sono entusiasta. Va fatta una doverosa premessa: sono un trekkie di lunga data ed è impossibile in questo caso (ammesso e non concesso che solitamente ne sia capace) per me dare un giudizio “oggettivo” sul valore della serie come telefilm preso a se stante e non in riferimento a cosa un fan di Star Trek si aspetta da una serie ambientata nell’universo ideato da Gene Roddenberry.

Dunque se sono entusiasta è anche (se non soprattutto) perché sono soddisfatto di aver ritrovato il mio capitano Picard che incarna gli ideali della Federazione, di questo sono stato rassicurato fin dalla scena dell’intervista nel primo episodio.
D’altro canto la serie è anche moderna, lo è nelle scene d’azione, buone le scene di combattimento, sia quelle della sintetica Dahj che nel terzo episodio quelle a casa di Picard con i due agenti Tal Shiar che sono diventati la sua famiglia dopo che gli ha dato asilo, ma non solo in quelle.

star-trek-picard-Patrick Stewart

La serie parte in una galassia molto diversa da quella che ricordavamo dai tempi di TNG, in quanto il sole di Romulus è diventato una supernova e i romulani superstiti sono sparsi nello spazio.
E quando la catastrofe era imminente cosa pensate abbia fatto Jean Luc Picard che pure durante la sua carriera si era tante volte scontrato con i più feroci nemici della federazione? Si batté strenuamente perché si intraprendesse un gigantesco sforzo umanitario per evacuare quanti più romulani fosse possibile, purtroppo però non tutti nella federazione ne incarnano gli ideali con la stessa convinzione e nobiltà di Picard e complice un disastroso attacco lanciato da sintetici fuori controllo contro Marte dove stazionava la flotta di salvataggio, l’impresa viene abbandonata portando l’ammiraglio Picard a dare le sue dimissioni e a ritirarsi nella tenuta con annessa vigna nella natia Francia dove vive accudito da due ex agenti del Tal Shiar (il servizio segreto romulano): Laris e Zhaban.

In questo paragrafo ancora una volta è sintetizzato che abbiamo tutto, i più nobili ideali della Federazione (che poi rispecchiano quelli che dal secondo dopoguerra in poi consideriamo i più nobili valori umani) ripagati con la riconoscenza e l’affetto dei due ex agenti romulani per il loro (ora) anziano salvatore (io già li adoro questi due) e la modernità di una serie che punta su intrighi (perché i sintetici hanno fatto quello che hanno fatto? Chi c’è dietro? Mistero che non fa che infittirsi quando scopriamo che di mezzo c’è un antico ordine romulano che viene prima del Tal Shiar, possibile che i romulani abbiano sabotato la flotta che li doveva salvare?) e su un tono decisamente più dark e pessimista come va di moda da qualche anno.

Per me Amazon in questi primi tre episodi ha dunque azzeccato tutto, nessun trekkie potrà dire questo non è Star Trek! Anche perché oltre a preservare l’idealistico spirito di Roddenberry ci regalano anche rimandi su rimandi alla continuity con TNG: Maddox, l’esperto di cibernetica che Picard sta cercando e che forse ha costruito le “figlie” di Data lo ricordiamo dal mitico episodio “La misura di un uomo”, mentre nel terzo episodio è spuntato Hugh, l’ex borg che recuperò la sua individualità grazie all’amicizia con La forge, interpretato dall’attore originale.
Mentre per i non fan della saga credo che ci sia una dose sufficiente di intrighi e divertimento da far venire voglia di avvicinarsi alle serie classiche, forse solo i patiti delle serie dal ritmo a mille e tutta azione potrebbero averne trovata troppo poca, ma francamente quelli non ce li voglio nel fandom con me, cercassero altrove una serie adatta a loro.

Infine se consideriamo che nel cast oltre al leggendario Patrick Stewart ci stanno regalando attori ben conosciuti a chi segue le serie TV e molto apprezzati come Harry Treadaway (Frankenstein in Penny dreadful) nei panni della spia romulana Narek, Santiago Cabrera nei panni del proprietario della nave affittata da Picard e la onnipresente Michelle Hurd nei panni di una ex ufficiale della flotta molto vicina a Picard che venne fatta fuori quando lui si dimise, viene da dire grazie Amazon.
A questi si aggiungono l’adorabile Isa Briones nel ruolo delle due sintetiche “figlie” di Data e Alison Pill nel ruolo dell’esperta di robotica che completa il mini equipaggio di Picard.

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Autore - info di contatto: roberto.fringie69@gmail.com

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